domenica 29 gennaio 2012

Novembre 2003

domenica, novembre 30, 2003
Certe volte a darti un pugno sul cuore ci pensa una cazzatella.
E probabilmente non è la cazzatella a ferirti, ma quello che ti manca davvero, che la cazzatella si è limitata a ricordarti.

mercoledì, novembre 26, 2003
Guardo da lontano la nuca di una amica. Lavora con me, abbiamo avuto un momento di grande intimità. Poi, quel maledetto turbine dentro di me nei mesi successivi alla mia separazione ha fatto danni, creato crepe, raffreddato animi. Io, soprattutto, mi sono vergognata di me. E non ho più ritentato un’intimità di cui avrei potuto vergognarmi.
Oggi mi ha simpaticamente rampognato: un episodio banale ha fatto scoprire che non avevo mai memorizzato il suo indirizzo di posta, mentre di altri colleghi avevo abbondanza di riferimenti.
Credo molto nell’importanza dei “comportamenti concludenti”. In amore e in amicizia non servono a niente i fiumi di parole, se non sono accompagnati dai fatti. Credo nei segni d’attenzione, non nei proclami. E quest’episodio ha fatto riflettere soprattutto me, che vivevo convinta di subire la mancanza di quella amicizia mai cresciuta a dovere.
I fossati però li avevo creati io, non lei. Ero io a non volermi rispecchiare in lei, simbolo esagerato di in un periodo in cui ero, a dir poco, eccessiva.
Così, in un piccolissimo gesto, ho scoperto che non è lei che mi manca, ma la mia considerazione di me. Che non è lei a evitarmi:sono io a non avere il coraggio di avvicinarmi.
Evidentemente, c’è qualcosa di me - di quella me che una volta non rinnegavo mai, di quello spirito libero che tanto stimavo – che non riesco più ad accettare. Deve averla combinata grossa, quella parte di me, in quel periodo buio inevitabile che mi ha fatto diventare imperfetta.

Ora vorrei dire a lei qualcosa, dirle che mi era piaciuta da subito moltissimo, che mi ero appassionata a quel carattere spinoso e schietto in cui mi riconoscevo, io così diversa. Ma "dirle qualcosa" sarebbe fare uno stupido proclama, finchè non avrò il coraggio di ricominciare ad esserle vicina coi gesti.

venerdì, novembre 21, 2003
In questi giorni mi sento addosso un misto di sentimenti forti, tanto positivi quanto negativi, di cui sento la responsabilità.

Innanzitutto, ho paura. Ho paura a sentire delle bombe in Turchia contro gli inglesi mentre sto lavorando e non ho vicino a me nessuno degli affetti più cari.
Sento, come in quell'undici settembre, la voglia di tornare a casa e radunare la mia famiglia per stare più vicini possibile: le cose brutte sono un pò meno brutte quando le si vive insieme.
Ma ora "la mia famiglia" nel mio cuore è un mix irriducibile, che dove è l'uno non è l'altro, e porta dentro di sè la separazione e lo sdoppiamento: io non potrò mai avere vicino chi amo senza privarlo di qualche altro pezzo della sua vita.
Così spero che non succeda niente, nella speranza di non essere costretta a scegliere o a subire scelte dolorose.
da lolitapassita | alle 01:42 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (2)
martedì, novembre 18, 2003
Ci sono momenti in cui la testa va per conto suo, e decide di credere ad un'improbabile normalità, di cui ha evidentemente bisogno.
Ma basta un piccolo imprevisto per ricordarmi che questo non è il mio tempo per essere normale. Che per conquistare la normalità ci vogliono presupposti lungamente preparati, volontà specifiche difese con le unghie e con i denti.
E chissà, forse non la voglio nemmeno per davvero...
(Ma allora perchè una piccola parte del mio cuore brucia, per la mancanza di ciò che non pretende?)

lunedì, novembre 17, 2003
Ho fatto il pieno di felicità.
Per un po' sopravvivo alla grande.


giovedì, novembre 13, 2003
Stringimi più forte.
Ho i brividi.

martedì, novembre 11, 2003
Devo dormirci su.
Ci sono cose che non si possono affrontare di getto, che si devono digerire, che sembrano enormi solo perchè ti colpiscono al cuore, e minano la tua sicurezza.
Poi basta una notte, un pò di distacco, qualcuno che ti parla di tut'altro e ti rendi conto che le cose non sono poi così gravi, che sono semplici gesti a cui è necessario abituarsi, più rozzezza di cuore che mancanze gravi.
Speriamo sia così. Speriamo che domattina io sia in grado di valutare.



sabato, novembre 08, 2003
COME SE FOSSE UNA PACCA SULLA SPALLA
E' novembre per tutti, accidenti.
E noi siamo proprio in una situazione del cavolo.
Però è vietato, dico vietato, sentirsi soli.
Torneremo prima o poi a non essere bui, a essere quelli che ci piace essere.
Quando ci toglieremo di dosso i nostri più gravosi pesi..

mercoledì, novembre 05, 2003
CONSIDERAZIONI
Sono una che declina al plurale.
Il plurale mi mette a mio agio.


domenica, novembre 02, 2003
Ieri sono andata nel cimitero più bello del mondo.
Sta in mezzo alla campagna, dietro di lui ha solo campi a vista d’occhio. All’interno del recinto di sassi ha una splendida chiesetta romanica che cambia l’orizzonte della campagna, specialmente al tramonto.
Lì c’è mia madre.
Le festività dei morti sono l’unico momento dell’anno in cui mi fa piacere andarci. Non riesco ancora a tollerare, dopo dieci anni, che mia madre stia lì. Anche perché a mia madre un posto del genere, per quanto bello, non si addice. Mia madre era il ritratto della vitalità, era sempre contornata di persone, ha dispensato consigli alle sue amiche fino all’ultimo: ho sempre in mente quella tipa che aveva fatto cinquanta minuti per arrivare al suo capezzale (non poteva muoversi dal letto, le si sarebbero sbriciolate le ossa) e dopo averle regalato l’inutile cenere di Sai Baba “per curarla”, aveva cominciato a raccontarle la storia del suo divorzio, chiedendole consigli sul da farsi..
Andare in quel cimitero nei giorni dei Morti, invece, ha un sapore particolare.
Innanzitutto, quello delle castagne: l’oratorio di quel piccolo paese organizza ogni anno una distribuzione di castagne fuori dai cancelli.Così, dopo essersi screpolate le mani per sistemare i fiori, bagnarli, spazzare la tomba e altre cosette, si possono riscaldarle con il sacchetto tiepido.
Poi, incontro facce che hanno accompagnato tutta la mia infanzia e si ripresentano, un po’ più invecchiate ma sempre le stesse, come se stessero lì a ricordarmi che momenti sereni e senza pensieri sono esistiti pure, nella mia vita.
Ieri a me e mia sorella è venuto incontro un tipo che non abbiamo mai visto sobrio. Ci ha salutato distrattamente, poi ha incominciato a borbottare: “Ma sì, sono loro… Le nipoti del ragioniere…Ma pensa..…” e così, quando abbiamo comprato le castagne che lui stava cuocendo, ci ha letteralmente abbracciato (Non si sarebbe mai permesso una cosa del genere, prima…questione di stupido lignaggio, che sono felice sia scomparso nel tempo e nell’affetto) chiedendoci dove vivevamo ora, che facevamo…
Che non eravamo tanto lontane, che la metropoli per noi era un ricordo, che mia sorella si era appena sposata e io appena separata è diventata tutta una poltiglia di notizie a cui un tot di persone si è appassionata, allungando le orecchie. E tra quelli che guardavano interessati alle ultime puntate della nostra storia ci ho riconosciuto il chierichetto di allora, poco più grande di me, le signore che stavano davanti a me in cooperativa, l’altro “ciucatun” che beccavo sempre quando mio nonno mi portava al bar per offrirmi la spuma, e far fare il giro d’onore alla nipote del sindaco…
Non è facile per me togliermi di dosso questa visita annuale. Eppure, non ne potrei fare a meno, indipendentemente dai miei doveri.
Perchè a volte vorrei che fosse diversa la mia vita, e che avesse i sentimenti che ritrovo in questo cimitero nei giorni dei morti: quel tiepido calore nell'inevitabile freddo della vita che, da un certo punto in poi, solo i ricordi riescono a darti pienamente.


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