domenica 29 gennaio 2012

Gennaio 2006


martedì, gennaio 31, 2006
Non so, a volte mi sembra d'esser scema.
O forse tanto Lucy Honeychurch, prigioniera di quel che è opportuno fare, in lotta con quello che ha dentro.


lunedì, gennaio 30, 2006
Penso sia naturale: quando si fa un passo in avanti, all'entusiasmo per la novità che fa crescere si accompagna anche una sottile ansia di non farcela, di non essere in grado di reggere il salto di qualità.
Aumentano gli onori e aumentano anche gli oneri, che non si è certi di riuscire a sopportare.
In questi giorni la sento piano, sottilmente, questa sensazione. Ma mi invento di tutto per cacciarla via perchè sento che per farcela devo solo fare quello che so fare e non pensare ad altro. E che solo i miei pensieri, solo la mia formidabile capacità di sottovalutarmi, sono in grado di rovinare tutto.


mercoledì, gennaio 25, 2006
Ho una spina nel cuore, come di fico d’india. E' piccola, una sciocchezza, ma mi perseguita tutto il giorno e proprio per la sua piccolezza è inafferrabile e dolorosa.
Ho un buco nel cuore, come quelli allo stomaco che mi vengono quando ho fame. Non è grave, ma è urgente, e non so come colmarlo.
Ho una cicatrice nel cuore, piccola piccola ma destinata a restare in vista, come quelle che ti sei fatto da piccolo, in faccia o sulle ginocchia, con le prime cadute dalla bicicletta.
Ho un punto di domanda nel cuore, come se l’avessi battuto a macchina. Non è grande ma non riesco a cancellarlo con la gomma, vedo il segno dello stampo sui tessuti e so già che faticherò ad eliminarlo.


lunedì, gennaio 23, 2006
Ma come finiscono le cose che non sono mai iniziate?
(Ma come possono finire le cose che non sono mai iniziate?)

venerdì, gennaio 20, 2006
"Tu hai dentro una passione, che non è compatibile con la tua rassegnazione"
(Touchè. Eppure, fino a poche ore fa non mi conoscevi)
sabato, gennaio 14, 2006
Sono stati due giorni straordinari professionalmente quelli appena passati, fatti di riconoscimenti personali e di soddisfazioni che mi devo segnare. Perchè sono abituata a pensare che quel che riesco a fare è o un colpo di fortuna o una cosa che doveva andare così e quello che non riesco a fare una mia colpa. E in questo caso è così evidente che non è così...
Perciò è meglio che scriva di questi giorni, perché in questi giorni il destino ha proprio voluto dirmi che c’è chi mi stima e fa le cose in nome mio, fidandosi di me. La disponibilità che la gente mi offre me la riconosce e me la restituisce e la stima che ha verso di me è sincera. La mia costruzione dei rapporti non è futile chiacchiera, ma tessitura di una rete solida, che prima o poi dà i suoi frutti.
Ho avuto due o tre occasioni straordinarie per scoprirlo, con persone importanti e ostili ai miei referenti professionali, che chiamati in causa da me hanno reagito con grande cordialità. E ricevendo risposte alle mie richieste superiori a ogni mia aspettativa.
Ma ho avuto ancora di più, un segno di queste giornate straordinarie. Ho potuto toccare con mano un mio piccolo sogno: il mio nome su un libro.
E’ un mito che ho, che non faccio nulla per coltivare, cedendo le armi prima di provarci. Ma oggi ho ricevuto una piccola antologia di poesie: i tre anni di un premio di cui sono stata finalista e a cui ho partecipato fortunosamente. Che contenevano anche la mia “opera”.
Non è molto, è una sciocchezza: ma è un segno in più in questi esaltanti giorni, un ammonimento:  “Ce la puoi fare, Loli. Se ci provi, i tuoi desideri possono persino avverarsi” .

domenica, gennaio 08, 2006
MI CONOSCO
Lo so, sono un pericolo, quando sono così. Dai miei occhi passa tutto, anche promesse che non ho mai fatto.
Per non mettermi nei guai, per non farmi invadere dalla vita in momenti in cui non ero in grado di reggerne l'urto, ho passato anni a cercare di spegnermi gli occhi.
Ho imparato ad abbassarli, io che faccio passare dallo sguardo tutto il mio primo contatto con una persona:
per non correre il rischio di  essere troppo intensa, per non rischiare catture inutili, per non trovarmi di fronte a confronti che pesano. Gli anni mi hanno concesso anche degli occhiali: un'utile barriera che ha avuto un senso. Ma che ora non l'avrebbe proprio più: non ho più niente di troppo fragile da preservare.
Ieri però la parola d'ordine era "niente pensieri": così li sono tolti  (ho dovuto, avevo una buona scusa, l'acqua e il vapore li avrebbero troppo appannati, più della mia scarsa vista) e ho scoperto che la mia voglia di conoscere era tornata uguale un tempo, che il mio sguardo arriva ancora fino agli altri e non ha subito i segni dell'età.
E ho scoperto pure che mi è tornata la voglia di guardare dritto negli occhi: perchè da lì passa la mia vita, perchè questo è il mio modo di essere, perchè non ho più responsabilità verso nessuno nè devo preservare alcunchè con i miei comportamenti,  e perchè da lì - non so perchè - a volte nasce pure il desiderio. Manna dal cielo per non cadere nelle spire della solitudine e per tornare a credere in ciò che spero, anche se sono solo sorrisi accennati, o promesse vacue.


MIO PADRE, CHE HA FATTO LA GUERRA, NON CAPIREBBE
Perché lasci lì la carne che hai tolto dal frigo? Lo so che era più speziata di quel che ti aspettavi, lo so che hai paura di non digerirla. Ma lasciarla lì, senza cucinarla a dovere e mangiarla, è davvero uno spreco.
("Xe pecà de dio", direbbe mio padre). 
Perché e' carne buona, buonissima. E pure frollata al punto giusto.
(Speriamo che qualcuno vedendola lì la cucini in fretta, intanto che è morbida)
giovedì, gennaio 05, 2006
Certi fuochi non si spengono.
Bisogna solo sperare che si estinguano da soli.
martedì, gennaio 03, 2006
Sono arrivate dalla Polonia due parole che mi hanno scaldato il cuore:
"Thank you very much for your open heart"
domenica, gennaio 01, 2006
Com'è possibile che io stia in mezzo al caos e non abbia che il vuoto, dentro?
Non posso più andare avanti così, non reggo l'urto.
Tutti gli elementi della mia vita cozzano l'uno contro l'altro, e in mezzo ci sono io.

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