domenica 29 gennaio 2012

Aprile 2006

venerdì, aprile 28, 2006
COLPITA DALLA FRASE DI UN TELEFILM
“Anche il peggiore, il più tremendo degli errori, è meglio che non averci mai provato”.
Se torno indietro, nella mia vita non trovo ancora un episodio che smentisca questa frase.
Che però, stupidamente, certe volte si finisce per temere anche solo di pensare.

martedì, aprile 25, 2006
(VORRA' DIRE QUALCOSA...)
Libera di disporre completamente del mio tempo, è tutto il giorno che scrivo.

Ho infranto il mio ultimo tabù: sono andata in vacanza da sola.
Muri di tradizioni famigliari e di sogni romantici che vedevano il vero riposo solo accanto a chi si ama, sono stati abbattuti in due ore di macchina e le chiavi di una stanza singola d’hotel.

domenica, aprile 16, 2006
COME UN LUNGO SABATO SANTO
E’ stata pesante la via crucis del venerdì santo di quest’anno: io e mio figlio abbarbicati – in piedi - alle sedie, a vedere tre chierichetti che giravano per le stazioni della chiesa, senza nemmeno il conforto della paccottiglia rituale della tradizione, che ti faceva girare sotto la pioggia con le candele ma rendeva accettabile una noia necessaria come quella dei riti del venerdì santo. Riti a cui tengo, perché straordinariamente carichi di significato.
Della pesante celebrazione di ieri una cosa però mi è rimasta decisamente impressa, una meditazione sul sabato santo che faceva all'incirca così: «La vita talvolta rassomiglia a un lungo e mesto sabato santo. Tutto sembra finito, sembra che trionfi il malvagio, sembra che il male sia più forte del bene. Ma la fiducia ci fa vedere lontano. Ci fa scorgere le luci di un nuovo giorno, aldilà di questo giorno. Il sabato santo non è l’ultimo giorno: l’ultimo giorno è la Pasqua, la Luce che si riaccende».
E’ proprio così, parola di una che ne ha passate più di Bertoldo. Che ha bestemmiato Dio e ancora ora fatica a stare alle sue regole, come una ragazzina che ama suo Padre ma vuole cocciutamente provare a essere autonoma.
E’ così anche per chi non crede, ma ha semplicemente fatto esperienza della vita: che non finisce mai, finchè non si muore e anche oltre, e che smentisce sempre chi pensa «la mia vita è finita, io non amerò più».
(Buona Pasqua...)
venerdì, aprile 14, 2006
Sai cosa ti stai perdendo della vita?
Il presente.
mercoledì, aprile 12, 2006
Sono stanchissima, stressata e mi sembra che tutti i problemi del mondo siano toccati da risolvere a me.
Ho troppo da scrivere e penso che non me la caverò mai, non potendo lasciare niente da parte (e intanto, per sfogarmi, l'unica cosa che mi riesce di fare è stare qui a scrivere). Ho la sensazione nettissima che prima o poi qualcuno dei cento problemi che mi sono stati affidati mi scoppierà in mano, perché l'avrò necessariamente tralasciato.
Cerco una scappatoia nella mia mente per salvare insieme salute mentale e doveri ma non so cosa fare, se non buttarmi a testa bassa per cercare di lasciarli tutti alle mie spalle.
Ma, più di tutto, mi rendo conto che non potrò tornare a casa sperando di trovare sul divano un braccio che mi cinga, un bacio silenzioso che mi faccia dimenticare per un attimo i miei pensieri o ne alleggerisca il peso.


LEGGEVO
Quando mi ha preso quel groppo che le donne non si sanno spiegare, ma forse gli uomini sì: come se la carne si accalcasse tutta in un punto per uscire fuori, spinta da desideri troppo a lungo compressi. Che spesso urlano inascoltati, per motivi tanto ragionevoli quanto decisamente contro natura.
(e così sono rimasta, a lungo, con il corpo attonito di fronte alla mia inerzia)

domenica, aprile 09, 2006
LA RUOTA DELLA VITA
Ci sono stati lunghi anni in cui andare a posare i fiori sulla tomba di mia madre era un peso insopportabile, un dovere - che ci aveva insegnato proprio lei - di cui avrei fatto davvero a meno.
Ci andavo il meno possibile, vedere quel nome sul marmo era un dolore troppo grande. Perciò evitavo, andavo all'ultimo momento alle feste comandate, dimenticavo le date, arrivavo per il rotto della cuffia. E coltivavo sensi di colpa da figlia, che non è mai al posto giusto nel momento giusto, malgrado mamma ci tenga. Anche se ne conoscevo il perchè.
Succedeva così anche a mia sorella, che prima ha passato del tempo convincendosi che toccava a me, che ero la più grande. Poi ha cominciato a dimenticare di fare, accusare gli altri di mancanze che sentiva addosso, e altre lamentele di cui conoscevo il genere, sapendo il tormento che gli stava dietro.
Poi un giorno dei morti abbiamo deciso di andarci assieme, e ci siamo portate dietro anche mio figlio.
C'erano le castagne offerte dalla pro loco, un po' di gente che salutava e chiedeva come andava. Il paese dove è sepolta mia madre è piccolo, noi conosciute, il cimitero è delizioso e diviso tra la campagna e una splendida chiesetta romanica. In due, attorniate da quella piccola società, rincorrendo un figlio che capisce e non capisce dov'è, era tutto più semplice.
Da allora, sfidando micidiali masse di impegni incrociati, ci siamo sempre andate insieme fissando alcune date improrogabili. Le solite (Natale, Pasqua, i morti) più qualcuna, come il compleanno appunto. Abbiamo ricominciato a fare conversazione tra sorelle, ci siamo scambiate ricette e ricordi, abbiamo deciso che fiori usare secondo i suoi gusti. E' tornata la vita, anche se quel chiodo della sua morte non va via.
E così oggi (ieri) mentre sceglievamo con che fiori comporre il mazzo da farle trovare sulla tomba nel giorno del suo compleanno, ci siamo scoperte a chiedere alla fiorista "non è che ce lo può fare un po' allegro? non so con del giallo, dei fiori un po' primaverili..."
"girasoli? anche se durano poco?"
Girasoli, sì. I Girasoli ci sembravano proprio adatti. Ci siamo guardate e ci sembravano così da mamma, solare e sempre allegra. Sì, i girasoli si. In due, avevamo il coraggio di chiederli.
La fiorista ci ha accontentato con un mazzo che al cimitero ci ha fatto ridere e scherzare: aveva un verde che al vento sembrava si scompigliasse, come i capelli. "Bisognerebbe pettinarlo ogni cinque minuti" e giù a ridacchiare.
E' passato. Il groppo è passato. Posso finalmente ammettere che la vita è ricominciata da quel durissimo 1993, l'anno della morte di mia madre e della mia nuova vita di madre.

Nessun commento:

Posta un commento