domenica 29 gennaio 2012

Giugno 2004

mercoledì, giugno 30, 2004
Io ero una ragazza buona. Ma buona buona, di quelle che porgono senza fatica l'altra guancia, che si interrogano su quello che avrebbero potuto fare loro quando gli altri fanno uno sbaglio, che perdonano gli sbagli altrui. Una di quelle che prima di giudicare un altro si mette nei suoi panni, e inevitabilmente finisce per comprenderlo.
Ero buona perché ero giovane, era un lusso dettato dall'inesperienza.
Poi mi sono resa conto che certe durezze non riuscivo a lasciarle correre, ho incominciato a non riuscire a digerire tutta la fiele che mi capitava di ingoiare. E col passare degli anni la fiele è diventata troppa per poter rimanere lì.
Ora, per vivere in un mondo di relazioni, non mi restano che due alternative: diventare ipocrita, o risputare indietro un po' di fiele. Nella maggior parte dei casi cerco di sorridere comunque, cioè sono diventata ipocrita.
Ma a volte mi sembra davvero disumano non ributtare indietro la fiele ricevuta, perciò sono diventata anche un po' cattiva.
Non mi piace nè l'una nell'altra delle cose che ora faccio per sopravvivere nel mondo, ma purtroppo non mi è concesso di ritornare giovane e ingenua.


mercoledì, giugno 16, 2004
E' più forte di me: ammettere di non potercela fare è per me un'onta, una disfatta, un fallimento.
Non riesco mai a vivere serenamente il dover dire di no: nemmeno per le piccole cose, nemmeno per i rompiscatole, nemmeno per ciò che non è indispensabile.
Ma dire di no per ciò che mi è caro per me è davvero un fallimento, è la scoperta di non potere esercitare nella realtà quell'amore senza limiti che io credo essere l'unica vera fonte di bene, di salute, di gioia.
Questa settimana, in pochi giorni, ho dovuto dire no due volte: una riguardava la vita di mio figlio, limitata dalle mie necessità lavorative (e poco importa se mi era stata fatta una proposta irrealizzabile, poco importa se ho vissuto come una cattiveria lasciare a me il peso di dire di no), una riguardava la mia felicità, limitata dai troppi sensi di colpa maturati questa settimana per mio figlio.
Sono cose piccole, e a ben vedere sono anche dei no ragionevoli. Ma ogni volta per me è uno smacco più grande di quel che è la contingenza, ogni volta è sentirmi inadeguata allo standard d'affetto a cui io vorrei tendere.
venerdì, giugno 11, 2004
Ci sono giorni in cui ho bisogno che mi si assordi di "ti amo".
 Se non li sento continuamente, dimentico in fretta che sia davvero possibile.

E' stata una serata veramente difficile.
Una di quelle in cui gli eventi ti sbattono in faccia tutti i tuoi limiti di fronte alle persone da cui maggiormente pensi di essere giudicata.

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