domenica, dicembre 21, 2003 Io ho un teoria: che gli amici, quelli veri, non si perdono mai. Quelli che perdi è perché ti sei sbagliata a considerarli amici: sono stati magari qualcosa di intensissimo o di molto nobile, ma non amici. Speriamo sia così. (ho anche un corollario a questa teoria: che chi ami e hai amato è stato innanzitutto un amico, un “parente di cuore”. Ma questo attiene al mio modo di amare, prevede il non perdere mai gli affetti, di tenerli con sé e fare il loro bene anche quando non sono più “tuoi”. Non è una cosa facile, lo so. Ma la trovo vitale, se davvero amare vuol dire volere il bene dell’altro. Sennò, è una sconfitta soprattutto per sé stessi) da lolitapassita | alle 13:57 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (9) sabato, dicembre 20, 2003 Ieri mi hanno regalato un mazzo di tulipani che mi ha fatto pensare, perché non sapevo dove metterlo: io non ho un vaso dove mettere i mazzi di fiori. Non mi è mai servito. da lolitapassita | alle 16:11 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (2) E’ stata bella la mia festa di Natale: bella come lo è sempre, perché fatta di niente se non di persone, sempre così magicamente disponibili in quel contesto a parlarsi, a conoscersi, persino a ricomporre le asperità. E’ stata bella per tutti ma non per me. E non tanto perché mancava chi mi importava di più (chi ami non manca mai: anche se è lontano, anche se ha altro da fare, anche se è morto. L’avete mai notato?), ma perché mi ha fatto vedere un altro pezzo di amicizia che si sgretolava, senza un perché preciso. O forse con tanti perché mai detti, che non si sono mai chiariti perché non se ne ha il tempo. O lo si teme. da lolitapassita | alle 16:09 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti domenica, dicembre 14, 2003 Non c'è miglior icona della solitudine che il non sapere cosa fare a Natale. Mi succede così, ed è come se mi si sgretolasse la terra sotto i piedi, come se in una sola immagine mi si parasse davanti la precarietà della mia vita. da lolitapassita | alle 01:25 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (5) giovedì, dicembre 11, 2003 "Dimmi che è vero, dimmi che è vero, dimmi che è vero..." (Un sorriso fisso. Nel cuore) da lolitapassita | alle 19:18 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (1) sabato, dicembre 06, 2003 Io non amo i gioielli: tengo addosso solo degli orecchini, sempre gli stessi, per lasciare aperto il buco che mi sono fatta da ragazzina e per concedermi qualche stupidata appariscente comprata al mercato quando vado al mare. Le collane non le uso quasi mai e quando le uso me le faccio da me con ricordi, oppure le compro coi giornali. L’unica cosa che per me rappresenta “il gioiello” è l’anello. Non posso e non voglio comprarmeli da sola, perché per me sono un segno sociale, un ricordo, un pegno. Non mi va mai di portarne più di uno, perché è il mio più potente segnale di status e accetto solo di dare segnali univoci. Quando vado ad un appuntamento importante, ad una occasione formale in un posto dove voglio –anche con una punta di snobismo –far vedere chi sono, porto con me l’anello della mia famiglia, un pavè di diamanti del primo novecento, enorme, inaquistabile. Non tutti possono avere qualcosa di simile e io mi posso permettere di andare in jeans all’assemblea dell’unione degli industriali perché in questo modo si sa chi sono, tengo una distanza, indipendentemente da come vesto. Per tutto il periodo del matrimonio, invece, non mi sono mai separata dalla vera: al mare, per non correre il rischio di perderla e per segnare la sua presenza sulla mia mano, cercavo di abbronzarmi molto la mano sinistra i primi giorni, in modo che ne rimanesse il segno bianco sull’anulare. Poi, la lasciavo a casa e andavo a fare il bagno: senza anello, ma con il segno evidente che non me ne separavo mai. Quando sono ingrassata più di dieci chili e la fede non mi entrava più nella mano mi è venuta in aiuto quella di mia madre: era ingrassata anche lei, ne aveva presa una senza nomi all’interno e io l’ho ereditata, così non ho perso quel segno. Quando mio marito se n’è andato, io non ho potuto sopportare la fede per più di un giorno. Sentivo prurito, ho dovuto toglierla perché mi dava fastidio fisico. Per mesi non ho detto che ero separata, se non agli amici. Ma chi mi avesse guardato la mano, avrebbe capito. Ora, ci sono interi giorni in cui alla base dell’anulare sinistro sento uno strano prurito, come se mi mancasse qualcosa. L’unico sistema per placarlo è mettere un anello, ma nessuno mi si adatta davvero: l’anello di famiglia no, la fede no, nemmeno la decina dei francescani… Me la sono cavata, per ora, soltanto con un anello di plastica che mi ha regalato tanto tempo fa una amica: lo sento adatto ai miei sentimenti, ma non mi permette di dormirci assieme perché è troppo ingombrante. Da qualche giorno invece sembra abbia trovato un modello più adatto, che non mi va più di togliere: è una fede sarda, piccolina. Dice molto di più di quel che si vede. Devo solo dimenticarmi chi me l’ha regalata, sennò mi torna il prurito all’anulare. da lolitapassita | alle 21:27 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (4) |
domenica 29 gennaio 2012
Dicembre 2003
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