domenica 29 gennaio 2012

Febbraio 2004

domenica, febbraio 29, 2004
E' due giorni che mi abbraccia e mi dice "siamo una bella famiglia, eh...?". E mi scoppia il cuore.
Non so per la felicità che, malgrado tutto, lo pensi. O per la tristezza che la famiglia sia oramai per lui un elemento in due pezzi, dove ogni volta c'è una sola persona da abbracciare.

L'ANELLO
(Seconda puntata)Avevo tolto, ormai da una decina di giorni, quell'anello che avevo messo a palliativo. Era tornato, come immaginavo, a prudermi. Ma la mia mano nuda rimaneva nuda, e mi imbarazzava. Non esprimeva quel che sentivo dentro. E ripensavo sempre a quell'anello di plastica che avrei potuto comprare...

Oggi dalle nostre parti era l'ultimo giorno di carnevale, uno dei due giorni (insieme a Natale) che abbiamo promesso a mio figlio di trascorrere insieme. Lui era bellissimo, la festa grande, la tenerezza al massimo. Approfittiamo per dargli la paghetta (roba da austerity, un euro a testa alla settimana, un sistema per calmierare le richiesta di robetta e di denaro in tempi grami) perché continua a chiedermi di dargli un anticipo dei soldini che ha. Siamo in un centro commerciale, a prenderci la cioccolata in famiglia dopo la sfilata dei carri, c'è un negozio di quelli dove si compra a poco prezzo, lui scatta a fare un acquisto.
Borbotto un po', dico "ha visto le card di Yu Gi Ho a un euro e mezzo, adesso si fuma la paghetta con quelle stupidate... accidenti...". Ma lui torna con due anelli di plastica trasparente e colorata, e ne regala uno a me e uno a sua zia, mia sorella.
Lo abbraccio confusa e stupita, è la prima volta che succede. Mi sento piccola per quello che ho pensato di lui. Mi commuovo pensando a quanto opportuno sia quel regalo, e quanto bello il pensiero.
Continuo ad abbracciarlo, e penso che quell'essere nato di cinquanta centimetri e ora di un metro e mezzo che mi ha fatto perdere il sonno e ha svelato la distanza che c'era tra i suoi genitori è il mio angelo, il mio nume tutelare.

venerdì, febbraio 27, 2004
Spero nella pazienza di chi ha deciso di sciogliere il mio cubetto di ghiaccio.


Non sono più abituata a sentirmi esprimere l'affetto e spesso ho reazioni inconsulte, come voler scherzare con chi mi dice ti amo o irrigidirmi con chi mi abbraccia.
Poi penso a me, a quella tenerona del liceo che ero, e mi domando cosa diavolo mi è successo nel frattempo.

martedì, febbraio 17, 2004
Soffro d'eccesso di umanità
(Altri la chiamano coglioneria)
C'è sempre uno stronzo nella vita che cerca di ributtarti in faccia il passato.
Ma se Dio vuole il passato passa, e il massimo che ti lascia è un cerchio alla testa.
(Però vorrei che tu fossi già qui, per ricordarmi che il presente è altro)
Non so per quale motivo ma mi sento svuotata.
Mi capita, periodicamente.
Se gli anni non sono passati invano forse riesco a trattenermi dal chiedermi perchè, considerandola una specie di malattia stagionale.

Ho bisogno di te.
So che lo sai, per questo mi sei vicino.
(Sì sei proprio tu, che non ci credi perchè non ti ci ritrovi in queste righe. Eppure è così)

venerdì, febbraio 13, 2004
STO MUTA E IN APNEA.
So che in questi giorni di attesa, di timore e frustrazione il rischio di dire una sciocchezza - una qualunque parola fuori posto, un'espressione più forte del previsto, un gesto di scoraggiamento inutile - è altissimo.
Perciò mi chiudo nel silenzio più caotico che conosca, sperando che prima o poi passi.


giovedì, febbraio 12, 2004
E' CADUTO IL "MIO" MURO
Non c'entro niente, non ho vissuto nulla direttamente.
Sono troppo giovane per conoscere quella Storia in modo diverso da come me la raccontava mio padre.
Ma mi sento ribollire il sangue, come se avessero liberato me personalmente, quando vedo la cancellata che divide Gorizia da Nova Gorica tirata giù a forza di braccia.

lunedì, febbraio 09, 2004
Vivo sulle montagne russe: ogni volta mi ritrovo senza fiato, spaventata, in crisi o divertita. Spesso tutto insieme.
Ma non ne potrei fare a meno, anche in giornate in cui sono stanca.         

sabato, febbraio 07, 2004
A volte, specie alla fine della settimana, mi farebbe piacere un sorriso che mi aiutasse a dimenticare del lavoro: mi sembra una cosa che si può fare con poco, basta pescare nei bei ricordi. Mi sembra un buon modo per tenersi su, in mancanza di tante altre cose che non sono possibili.
Ma spesso non c'è nemmeno quello, e questa vita pesante mi affatica.

Ho riscoperto, e amo, i riti. Non per i formalismi, ma per quella loro capacità di rappresentare fisicamente i punti fermi, lo riunirsi degli affetti più veri, lo svelarsi dei legami che si credevano effimeri.
Così mi fa star male non poterli rappresentare per chi amo, non poter esprimere con un rito che in quel momento lì, icona della vita, io ci sono.

giovedì, febbraio 05, 2004
[XX XXX]
Non posso non dirlo, non posso scriverlo.
E' che certe volte il cuore traballa tra l'urlo liberatorio e il silenzio stupito, che conserva dentro di sè le emozioni.


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