mercoledì, marzo 23, 2005
Temo questo sentire di nuovo il bisogno di scrivere qui.
Questo è il luogo dell'inquietudine, l'angolo di ciò che mi turba e non ha un nome, o ha nomi che non oso dare.
Questo è il luogo dell'inquietudine, l'angolo di ciò che mi turba e non ha un nome, o ha nomi che non oso dare.
da lolitapassita | alle 01:41 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (1)
martedì, marzo 22, 2005
Lo so, sono noiosa. Ma qualche volta ho bisogno di sentire che non sono solo un eco delle mie parole.
(cose piccole, non miracoli. Una voce che ha piacere di ascoltarti...)
(cose piccole, non miracoli. Una voce che ha piacere di ascoltarti...)
da lolitapassita | alle 00:44 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (2)
domenica, marzo 06, 2005
Ne ho viste, di bare.
Dopo un lungo periodo in cui vederne passare una (e più ancora vedere i parenti dietro di essa straziati) era insopportabile, ora non provo più lo stesso dolore. Sono per me come un continuo vaccino, un ricordo che la vita è dura ma anche felice, e il dolore - anche quello più insopportabile - è parte integrante della vita e non un'offesa ad essa o un'ingiustizia.
Così, vedere il ritorno in una bara di una persona che ha fatto con coraggio e onestà il suo mestiere, seguirne il dolore di chi ancora non si riesce a capacitare di dover sopportare la sua mancanza (ahi quella sensazione che il cuore ti si spezzi in due, quella sensazione che ti piega fisicamente e che rivedo in tutti i parenti che si accasciano brevemente, come la ricordo...) finalmente, per una volta, mi è sembrato normale. Non giusto, ma nella logica delle cose.
Ho pensato di essere uscita da quel tunnel che mi faceva bestemmiare Dio e dividere gli uomini in categorie nuove, la gente che affronta la morte e quella che la fugge, quelli che sanno qual è la cosa davvero importante da fare e chi insegue priorità sgangherate.
Poi, un po' per lavoro un po' per tradizione, sono tornata a guardare Sanremo. E, mescolata all'ipocrisia de "lo spettacolo deve continuare, così è la vita anche se fa schifo" ho riascoltato la canzone vincitrice.
E sentendone il testo ho capitolato, tornando a piangere con lo stesso dolore di una volta. Perchè mi sono ricordata che si sopravvive a qualunque choc ma solo a patto di essere accompagnati per il resto della vita dalla certezza di rimanere soli, come non vorresti mai lasciare coloro che ami.
Dopo un lungo periodo in cui vederne passare una (e più ancora vedere i parenti dietro di essa straziati) era insopportabile, ora non provo più lo stesso dolore. Sono per me come un continuo vaccino, un ricordo che la vita è dura ma anche felice, e il dolore - anche quello più insopportabile - è parte integrante della vita e non un'offesa ad essa o un'ingiustizia.
Così, vedere il ritorno in una bara di una persona che ha fatto con coraggio e onestà il suo mestiere, seguirne il dolore di chi ancora non si riesce a capacitare di dover sopportare la sua mancanza (ahi quella sensazione che il cuore ti si spezzi in due, quella sensazione che ti piega fisicamente e che rivedo in tutti i parenti che si accasciano brevemente, come la ricordo...) finalmente, per una volta, mi è sembrato normale. Non giusto, ma nella logica delle cose.
Ho pensato di essere uscita da quel tunnel che mi faceva bestemmiare Dio e dividere gli uomini in categorie nuove, la gente che affronta la morte e quella che la fugge, quelli che sanno qual è la cosa davvero importante da fare e chi insegue priorità sgangherate.
Poi, un po' per lavoro un po' per tradizione, sono tornata a guardare Sanremo. E, mescolata all'ipocrisia de "lo spettacolo deve continuare, così è la vita anche se fa schifo" ho riascoltato la canzone vincitrice.
E sentendone il testo ho capitolato, tornando a piangere con lo stesso dolore di una volta. Perchè mi sono ricordata che si sopravvive a qualunque choc ma solo a patto di essere accompagnati per il resto della vita dalla certezza di rimanere soli, come non vorresti mai lasciare coloro che ami.
da lolitapassita | alle 01:26 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (1)
giovedì, marzo 03, 2005
Non so se riuscirò mai ad abituarmi all'idea che qualcuno pensi a me.
(ricevo un pensiero e mi viene da piangere, perchè mi sembra impossibile che sia stato fatto proprio a me. Ma è un pensiero proprio personale, Non può che essere fatto apposta per me. E questo mi sembra troppo per il mio cuore, per quello a cui è abituato)
(ricevo un pensiero e mi viene da piangere, perchè mi sembra impossibile che sia stato fatto proprio a me. Ma è un pensiero proprio personale, Non può che essere fatto apposta per me. E questo mi sembra troppo per il mio cuore, per quello a cui è abituato)
da lolitapassita | alle 12:41 (se vuoi, lo ritrovi qui) | commenti (2)
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